Diario del film. Il mostro della laguna nera (1954) – Jack Arnold

È sempre affascinante osservare retroattivamente le percezioni dell’orrore e della fantascienza o scienza nel passato. Il mostro della laguna nera, come ogni monster movie, mette l’uomo certamente di fronte al diverso, all’orrido e/o all’indefinito, per farne emergere la paura verso queste forze e le possibilità di reazione. Qui, tuttavia, questo è declinato secondo un preciso senso scientifico: il mostro rappresenta un certo stadio della storia dell’evoluzione, a metà tra l’uomo e l’anfibio, che potrebbe essere un errore della natura oppure una forma superiore di uomo, adatta a vivere in condizioni difficili. La caccia alla creatura – non feroce come Lo squalo o La cosa, più a metà tra selvaggio e umano come King Kong, – è perciò la caccia all’inconoscibile senso dell’evoluzione delle specie e anche alla desiderata conoscenza della soluzione, corporea e adattativa, dei problemi umani. Un film iconico per la figura del mostro, diventata super popolare (ripresa nel recente La forma dell’acqua) e interessante per l’estetica pop, quasi da b-movie, che apre però piste filosofiche profonde (al pari di altri film con questa impostazione, come in genere i mostri Universal, oppure Godzilla o Freaks).