Tripla uscita su utsanga

Nel numero 28 di utsanga compaiono molte belle cose. Tra queste, il nuovo lavoro collettivo liminalista (fatto con Francesco Aprile, Cristiano Caggiula, Gianluca Garrapa, Andrea Astolfi), il mio primo esperimento di poesia sonora (Lario’s mesmeric breakfast) e un nuovo gruppo di Spore.

Altri esperimenti di scrittura difficilmente catalogabile si trovano qui, mentre altre poesie si trovano qui.

Di Spore e liminalismo

Oggi, su Il cucchiaio nell’orecchio, una nuova Spora, la n. 16 – per un progetto di poesia diffusa. Altre poesie (e Spore) si possono leggere qui.

Contemporaneamente, su La Repubblica di Bari, è uscita una intervista a Francesco Aprile, di Vittorino Curci. Tra le domande una dedicata al liminalismo:

[Trascrizione testo:

«Che cos’è l’asemic writing?

La scrittura, nelle sue diramazioni, si è aperta sempre più al suo rimosso, a tutto ciò che la stampa ha estromesso dalla produzione del testo, tornando a dialogare con quel “resto” che le logiche della produttività avevano escluso (colore, materia, oggetti e materiali extra-letterari, gesto ecc.). Con l’asemic la scrittura è sottoposta a svuotamento, liberando lo scrivere.

Quali sono le principali tendenze nella poesia sperimentale di oggi?

La poesia, nelle sue forme di ibridazione, mi sembra legata a uno schema che vede il trionfo di forme di “resto” e mutualità di base nel dialogo tra codici differenti. Dai code poems (codici che sono al tempo stesso programmazione e poesia) all’asemic, dal glitch ai pwoermds (one-word-poems) la scrittura dissolve la sua realtà nel possibile. Nel glitch l’errore rompe la superficie lineare, emergendo senza montaggio, nei code poems e nei pwoermds emerge sempre una estraneità, ovvero una lingua poetica in un codice, una parola all’interno di un’altra. Siamo nel trionfo di una lingua straniera nella lingua.

Nel marzo scorso lei, insieme con Andrea Astolfi, Cristiano Caggiula, Gianluca Garrapa e Antonio Francesco Perozzi, ha lanciato il Manifesto del liminalismo. Può dirci di che si tratta?

Il manifesto del “Liminalismo” nasce da premesse autosabotanti. Abbiamo posto al centro il gioco, mettendo in crisi la produzione testuale eseguendo sessioni di scrittura in contemporanea su un paper di Dropbox. Ognuno modificava in tempo reale le porzioni di testo che gli altri stavano scrivendo. Ad ogni sabotaggio per Dropbox l’autore cambiava, non era più il creatore del testo, ma diventava l’altro, quello che magari aveva cambiato anche solo una virgola. Stiamo lavorando sul capovolgimento degli strumenti della produttività digitale in oggetti di spreco. A giugno pubblicheremo i risultati del nostro lavoro con/e sull’intelligenza artificiale. Ci interessa il processo, la scrittura non è sottoposta a postproduzione.»]

Altra “critica ricevuta” si può leggere qui.